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Dentro il TOAST! di settembre
Di cosa si è parlato questo mese: di cosa fanno gli altri in merito all’AI act, dell’ultimo processo di Meta, di AI nelle scuole e su Linkedin.
Il primo della nuova stagione 2026-2027 e quello in cui il coraggioso intervento di Veronica ci ha coinvolto in maniera speciale, aprendo diverse riflessioni sulla qualità della vita lavorativa (e non solo).
TOAST! è un incontro dal vivo che facciamo una volta al mese per parlare di quello che è successo di interessante nel mondo della tecnologia, della cultura, della comunicazione e della pubblicità. È progettato e tenuto dalla nostra collaboratrice Sarah Marseglia, che ogni volta coinvolge anche un membro di Hagam per un intervento di approfondimento.
Ecco di cosa si è parlato questo mese.
Dal 2 agosto 2026 sono diventati efficaci gli obblighi di trasparenza previsti dall’art. 50 dell’AI Act, primo regolamento europeo dedicato all’intelligenza artificiale. Ci siamo chiesti cosa stanno facendo gli altri per osservare la norma: abbiamo visto insieme alcuni contenuti per i social (immagini e video) e anche diversi spot pubblicitari attualmente on air – è un giochino divertente quello di cercare il bollino AI nelle pause pubblicitarie in tv o sui profili dei brand. Le policy interne di Hagam a riguardo sono definite e già condivise con i clienti, ma siamo anche curiosi di vedere se sarà La (solita) farsa della trasparenza AI come sostiene Gianluca Diegoli.
Nel frattempo, a metà luglio il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio ha adottato una circolare che disciplina l’utilizzo dell’AI nella realizzazione degli spot destinati agli spazi gratuiti della Rai, reti televisive e radiofoniche: l’IA è consentita esclusivamente per spot realizzati in grafica, in animazione o con l’utilizzo di footage di repertorio, oppure nei casi in cui l’IA sia stata utilizzata unicamente in fase di postproduzione di spot girati con attori reali. Non è consentito l’utilizzo di attori generati con l’IA ed è vietato l’uso di voci generate con l’IA (l’audio degli spot deve sempre essere realizzato con voci di attori, speaker o doppiatori umani).
Meta pagherà fino a 17,1 miliardi di dollari in un accordo storico con 48 stati statunitensi, chiudendo così il processo che si è svolto durante l’estate a Oakland, in cui era accusata di aver progettato volontariamente le sue piattaforme social in modo che creassero dipendenza e di aver violato la privacy di utenti minorenni. È proprio il momento “big tobacco” delle Big Tech, come dicevamo ad aprile.
«È il più grande patteggiamento che un’azienda tecnologica abbia mai accettato di pagare per un singolo processo, ma nonostante questo è stato criticato perché considerato irrilevante rispetto alla dimensione dei guadagni di Meta.» [Il Post]
«L’accordo non prevede un’ammissione di colpevolezza, e dovrà essere approvato dal tribunale. Nel frattempo il processo è stato sospeso. Meta, che ha sempre respinto le accuse, ha anche accettato di imporre di default dei limiti giornalieri all’utilizzo delle proprie app da parte degli adolescenti, un blocco sulla loro attività durante la notte e un limite alle notifiche che ricevono durante le ore scolastiche.» [Il Post]
«Ma la benevolenza di Meta, imposta per legge, avrà dei limiti. Frustrata dal fatto che i suoi rivali non vengano puniti in modo equo, l’azienda ha anche minacciato di revocare anticipatamente alcune delle sue funzionalità di sicurezza se YouTube e TikTok non si adegueranno. Il limite di due ore e il blocco delle notifiche push nel cuore della notte rimarranno in vigore solo per cinque anni, a meno che YouTube e TikTok non adottino le stesse restrizioni, nel qual caso la durata sarà estesa a 10 anni. Meta afferma inoltre che modificherà la limitazione del tempo di utilizzo dello schermo a un’ora per app ed estenderà la “Modalità Notte” da sei a nove ore a notte. Infine, pagherà l’intera somma di 17,1 miliardi di dollari solo se anche YouTube, TikTok e Snap raggiungeranno un accordo e accetteranno modifiche ai loro prodotti.» [Platformer, Casey Newton]
La città di New York vieterà per un anno l’uso dell’AI agli studenti delle scuole pubbliche (dalla scuola dell’infanzia alla terza media): un progetto fatto di divieti, ma anche di eccezioni ponderate e soprattutto di sperimentazioni su campo, che porteranno alla stesura di raccomandazioni utili per impostare le linee guida dell’anno scolastico successivo 27-28.
«Certo, le moratorie hanno i loro rischi e “la tentazione di prorogarla per inerzia sarà fortissima”, dice ancora Redaelli evidenziando le parti problematiche dell’iniziativa di Mamdani. Però tutto il progetto va proprio nella direzione di non demonizzare a prescindere le tecnologie e di superare i divieti dopo aver trovato un metodo chiaro e replicabile per decidere con calma quando e dove usare le ia.» [Artificiale di Alberto Puliafito]
E sempre sull’AI, quest’estate LinkedIn ha introdotto la possibilità di segnalare post e commenti che sembra siano stati scritti con AI: «l’opzione non è “un canale di segnalazione per violazioni delle norme”, ma è piuttosto pensata per dare a ciascun utente un maggiore controllo sul proprio feed, offrendo al contempo a LinkedIn maggiori informazioni su ciò che gli utenti considerano contenuti di scarsa qualità e di basso livello.», dice Sam Corrao Clannon (LinkedIn Creator Product Lead) in un’intervista su socialmediatoday.com
Sembra che a giugno 2026, il 41% dei post lunghi fatti sulla piattaforma e il 30% dei commenti fossero stati scritti con l’AI. Il che, per una piattaforma che si presenta come fonte affidabile di informazioni sul mondo del lavoro, per l’autopromozione di professionisti e per la ricerca di offerte di lavoro, potrebbe generare un clima di scarsa fiducia, svalutando l’intera rete.
Sempre Clannon chiarisce cos’è l’AI slop su LinkedIn: «Internamente definiamo l’AI slop come contenuti potenzialmente sofisticati o curati nella presentazione, ma privi di sostanza. Non offrono quindi alcuna esperienza, prospettiva o intuizione particolare, ma sono semplicemente testo vuoto pubblicato per occupare spazio e attirare l’attenzione senza alcuno sforzo da parte dell’utente.»
Interessante che il tasto in questione si chiami “Seems AI slop” nella versione inglese e in italiano sia stato tradotto “Sembra contenuto IA scadente”. Da LinkedIn riferiscono che nelle prime due settimane, l’opzione sarebbe stata utilizzata da oltre un milione di persone.








