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Dentro il TOAST! di giugno
Di cosa si è parlato questo mese: del clima intorno all’AI. Proteste contro i data center, studenti universitari che fischiano i discorsi di fine anno, l’Enciclica di Papa Leone XIV e nuove regolamentazioni.
Quello con il contributo speciale di Noemi Anastasi (marketing e comunicazione di Cooperativa Sociale La Solidarietà) dal titolo “Comunicare l’invisibile – Come raccontare il valore sociale dietro ai servizi”.
TOAST! è un incontro dal vivo che facciamo una volta al mese per parlare di quello che è successo di interessante nel mondo della tecnologia, della cultura, della comunicazione e della pubblicità. È progettato e tenuto dalla nostra collaboratrice Sarah Marseglia, che ogni volta coinvolge anche un membro di Hagam per un intervento di approfondimento.
Ecco di cosa si è parlato questo mese.
Nelle scorse settimane, molti studenti universitari statunitensi hanno fischiato o interrotto le personalità scelte per pronunciare i discorsi di fine anno durante le cerimonie ufficiali, quando citavano l’intelligenza artificiale come un’opportunità o una risorsa. Perché? Principalmente perché si sentono un po’ presi in giro. «L’AI sta modificando tantissimo il mondo del lavoro, un mondo nel quale loro si apprestano a entrare, avendo perso di base il valore di ciò che hanno appreso. Ciò che hanno studiato nel primo anno di università, in questo momento è quasi desueto perché può essere sostituito, può essere fatto dall’AI, per cui si sentono un po’ destituiti di ciò che teoricamente dovrebbe essere il loro patrimonio di conoscenze. Si sentono presi in giro da persone che di fatto non andranno ad assumerle, ma sostituiranno quello che loro possono fare o hanno appreso, hanno imparato a fare, con l’AI». [fonte: Ma perchè? di Marco Maisano]
I movimenti di protesta contro i data center sono ormai un fatto: coinvolgono molti statunitensi, anche di idee politiche opposte, e sono diventati il terreno su cui cittadini e comunità sfidano il potere incontrollato delle aziende tecnologiche. I data center sono obiettivi strategici concreti, perché mentre l’AI non ha una sede fisica, queste infrastrutture esistono in luoghi precisi e, proprio per questo, diventano spazi dove le comunità possono raggiungere i grandi gruppi tecnologici, altrimenti inaccessibili. «La lotta contro i data center non riguarda solo la tecnologia. In gioco c’è la qualità della democrazia: si tratta di stabilire chi controlla l’economia e se le persone comuni possono ancora dire la loro sulle decisioni che le riguardano». [fonte: Internazionale]
Il tremito, il bagliore, il silenzio: tre elementi dal reportage di viaggio nell’America che scompare per fare spazio ai data center. [fonte: Rivista Studio]
Erin Brokovich è un’attivista ambientalista diventata famosa negli anni ‘90 per aver vinto una causa legale contro la compagnia energetica Pacific Gas & Electric, accusata di aver contaminato le falde acquifere di comunità in California e, successivamente, per il film tratto da questa vicenda. Da poco, ha lanciato una raccolta di segnalazioni su data center costruiti senza che le comunità locali ne fossero informate. In un mese ha collezionato più di 3.500 segnalazioni, utili per popolare questa mappa che «cattura l’impronta reale di questa corsa, rivelando modelli di crescita, conflitto e incertezza».
Durante un’audizione alla commissione per l’energia e il commercio, la deputata democratica statunitense Ocasio-Cortez ha mostrato due barattoli contenenti acqua di colore marrone raccolta da diversi pozzi in Georgia, dove Meta sta costruendo un data center.
Quanti sono i data center in Italia? Nel frattempo, il Consiglio regionale ha approvato il progetto di legge che regolamenta l’apertura di nuovi data center in Lombardia: stabilisce criteri di sostenibilità e per l’individuazione delle aree idonee, chiarisce il ruolo dei Comuni nella valutazione dei progetti, offre un quadro di riferimento stabile per gli investimenti. [fonte: lombardianotizie.online]
Il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo sull’AI. Per la prima volta, l’amministrazione americana ha introdotto una forma timida e volontaria di supervisione sui modelli più avanzati: le aziende sono invitate a sottoporre i sistemi più potenti a una revisione governativa almeno 30 giorni prima del lancio, per verificare che non vi siano pericoli per la sicurezza nazionale. Come mai proprio adesso? C’entrano Mythos di Anthropic, le elezioni di metà mandato e i singoli Stati che si muovono da soli per darsi delle regolamentazioni: una lettura interessante di Pietro Minto su Screenshot. Cose dai nostri schermi
Papa Leone XIV ha scritto “Magnifica humanitas”, la sua prima enciclica, tutta sull’intelligenza artificiale. Nell’intestazione è specificato che è un testo «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale».
Il documento tratta l’avvento delle AI come una trasformazione molto profonda e si legge: «In astratto, essa (la tecnologia ndr) non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa». Ha un volto privato, più difficile da controllare che in passato, perché a decidere le regole del gioco non sono gli Stati, ma le grandi aziende e piattaforme. In questo quadro, «È necessario un nuovo sforzo convergente di responsabili politici, organizzazioni dei lavoratori, mondo imprenditoriale e comunità scientifica per elaborare in tempi rapidi regole e tutele adeguate e condivise, anche a livello internazionale».
Perché è interessante questo testo? Cosa porta in più nel dibattito pubblico sul tema? Un’analisi si legge su Magnifica Humanitas – L’anticipo del Papa sulle AI [via Artificiale – La newsletter sulle intelligenze artificiali a cura di Alberto Puliafito].








